Herpes e Alzheimer: si rafforza l’ipotesi di un legame

Una nuova revisione di studi sul tema torna a suggerire che possa esserci una correlazione tra la più comune forma di demenza e l’infezione virale. Se fosse vero, si aprirebbero nuove strade nel trattamento e – soprattutto – nella prevenzione della malattia.

neuroni-herpes
Neuroni sotto attacco virale: un’illustrazione concettuale.|SHUTTERSTOCK

Che malattia di Alzheimer e infezione da Herpes simplex possano in qualche modo essere collegate, è un’ipotesi che circola da tempo. Ora una revisione di ricerche sul tema pubblicata su Frontiers in Aging Neuroscience dà credito a questa teoria, aggiungendo, come ulteriore prova, una serie di dati raccolti sulla popolazione di Taiwan. Il lavoro è firmato da Ruth Itzhaki, neuroscienziata dell’Università di Oxford che da 25 anni indaga su questa – non da tutti condivisa – relazione.

 

A VOLTE RITORNANO. L’Herpes simplex virus 1 (HSV1), responsabile dell’herpes labiale, sopravvive per tutta la vita nel sistema nervoso periferico dell’organismo infettato, per ripresentarsi in condizioni di particolare stress o debolezza. Per questo, nelle persone che ne hanno sofferto una volta, l’herpes ricompare con maggiore facilità. Studi passati hanno dimostrato che l’HSV1 è largamente presente nel cervello degli anziani e che esso conferisce un rischio aumentato di Alzheimer quando infetta persone con una specifica variante genetica, chiamata APOE4.

 

Altre ricerche su colture cerebrali hanno provato che il virus causa una proliferazione incontrollata di proteine beta-amiloide e tau (i cui accumuli sono caratteristici dell’Alzheimer). Una possibile ipotesi è che il virus dell’Herpes simplex si faccia strada nell’organismo anziano meno protetto dal sistema immunitario, e che una volta nel cervello provochi uno stato di infiammazione virale accentuata, con danno neuronale e accumulo di sottoprodotti tossici per le cellule nervose.

NUOVE PROVE A FAVORE. Alle ricerche citate nella revisione, si aggiungono tre recenti studi sull’associazione tra infezioni virali e demenze nella popolazione di Taiwan. Questo campione è una miniera di informazioni preziose per gli scienziati, per via del National Health Insurance Research Database, che comprende dati sul 99,9% della popolazione taiwanese. Le ricerche suggeriscono che le demenze sono più frequenti in chi ha avuto infezioni da Herpes simplex, e che il trattamento con antivirali riduce le probabilità che i pazienti con herpes sviluppino malattia di Alzheimer più avanti negli anni.

 

Gli studi hanno considerato oltre 8.000 pazienti con più di 50 anni con recente diagnosi di infezione da Herpes simplex, e hanno confrontato i loro dati con quelli di altri 25 mila pazienti della stessa età, ma senza infezione. Nei 10 anni successivi, i soggetti del primo gruppo hanno dimostrato una probabilità di sviluppare demenze 2,5 volte più altarispetto al gruppo di controllo. Ma soprattutto, i pazienti con herpes trattati con antivirali specifici hanno diminuito di 10 volte il rischio di incorrere in Alzheimer rispetto ai pazienti non trattati.

 

PREVENZIONE E TERAPIE. Per ora si tratta di studi osservativi, insufficienti a provare un legame di causa-effetto tra infezione e neurodegenerazione. Tuttavia, per Itzhaki i dati dovrebbero spingerci a valutare i benefici di un vaccino contro l’herpes da somministrare su larga scala, nonché l’opportunità di cure antivirali in pazienti già affetti da demenze.

 

Non tutti gli scienziati sono convinti della solidità dell’ipotesi. Per alcuni, l’infezione da Herpes simplex nei cervelli con Alzheimer potrebbe essere una conseguenza del fatto che la demenza indebolisce la barriera ematoencefalica, una struttura che protegge il cervello da “aggressioni” esterne come infezioni, intossicazioni e avvelenamenti

Annunci

Mani pulite,Di Pietro:L’inchiesta è stata fermata dai servizi segreti deviati

Mani pulite,Di Pietro:L'inchiesta è stata fermata dai servizi segreti deviati

Confessione shock dell’ ex magistrato antonio Di Pietro ai microfoni di Radio Cusano Campus, riguardo l’inchiesta Mani pulite: “Eravamo arrivati anche al PCI,poi l’inchiesta è stata fermata dai servizi segreti deviati”.

Tangentopoli esiste ancora oggi, non si è mai fermata“, questa è una delle affermazioni più rilevanti di Antonio Di pietro durante una intervista rilasciata a Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano.

L’ex magistrato ha risposto alle accuse di chi afferma che nell’ inchiesta “Mani Pulite” non si sia voluta fare chiarezza sul PCI (partito comunista italiano), di chi è convinto che tangentopoli si sia fermata anni fa di fronte al comunismo: “E’ solo l’inchiesta di mani pulite ad essersi fermata“. Il motivo appare abbastanza inquietante, ecco le sue dichiarazioni ai microfoni di Radio Cusano Campus:

Tangentopoli non si fermò davanti al Partito Comunista, tangentopoli c’è ancora oggi, non si è mai fermata. E’ l’inchiesta di mani pulite che si è fermata, e il perché lo spiega il Copasir, che dice che mani pulite è stata fermata da una operazione di delegittimazione portata avanti da sezioni deviate dei servizi segreti su ordine di altissime cariche dello Stato. Noi siamo arrivati fino ai segretari amministrativi di tutti i partiti e in alcuni casi anche ai segretari politici.

Craxi non è che è stato condannato perché poteva non sapere, è stato condannato perché ha confessato e poi perchè gli abbiamo trovato dei conti in Svizzera che facevano capo a un suo amico d’infanzia che nulla aveva a che vedere col partito“.

Poi ammette il pericolo sventato : “Per l’inchiesta mani Pulite due pentiti di mafia hanno detto che io dovevo essere fatto fuori. Ma mi è andata bene, mi hanno solo delegittimato“.

Di seguito vi mostriamo il link che rimanda all’ audio intervista integrale, contenente le dichiarazioni sopra citate, di Antonio Di Pietro per Radio Cusano Campus.

Educare significa far riscoprire la vita

Due riflessioni che prendono le mosse dal pensiero di Vittorino Andreoli, noto psichiatra e scrittore italiano sul senso dell’educazione. Perché, al di là dei metodi (che sono tutti, ugualmente limitanti, pur avendo svariati pregi) rimane il dilemma di capire cosa significhi educare.

EDUCAZIONE COME SCOPERTA DELLA VITA

“Il primo requisito per rendere possibile l’educazione è far scoprire la vita e la sua bellezza”.
Vittorino Andreoli

Questo passaggio è il più difficile: la vita e la bellezza, infatti, sono straordinariamente complesse. L’educazione moderna, spesso, semplifica fino all’eccesso. Prendiamo un esempio: quando parliamo di sviluppo sensoriale, pur toccando un tema nodale all’interno dello sviluppo psicologico, non possiamo dimenticare che ci sono infinite altre sfere della persona e della sua crescita bisognose di attenzione. Il rischio dell’educazione moderna è quello di risultare sbilanciata, a favore di alcuni elementi quali sensorialità, socialità, logica. Sono elementi essenziali, è vero, ma lo sono anche tutti gli altri.

Il Prof. Andreoli si sofferma spesso sul tema dell’unicità dell’uomo, che va considerato nel suo insieme, in termini olistici: non possiamo ridurlo ad una sequenza di sintomi (per quanto attiene alla psichiatria), comportamenti o linee di sviluppo.

Dunque, nello sforzo di educare, dovremmo innanzitutto trasmettere il nostro amore per la vita, la nostra ricerca per la bellezza. Inevitabilmente chi farà propri questi elementi li modificherà; alle volte saranno stravolti rispetto a come noi li intendevamo. Eppure, se saremo riusciti a trasmettere la passione, il nostro sforzo sarà produttivo.

EDUCAZIONE COME RELAZIONE

“L’educazione è una relazione tra due persone di generazioni diverse. Un buon educatore deve essere fragile. La fragilità è la forza della relazione”.
Vittorino Andreoli

Questo passaggio è particolarmente significativo per comprendere come l’educazione non si possa limitare ad una staffetta di valori. Educare significa accettare il rischio di mescolare i propri valori con quelli dell’altro, di contaminarsi. Non possiamo in alcun modo educare se rinunciamo a comprendere il mondo dell’altro; questo è specialmente valido quando si parla di adolescenza, oppure di relazioni difficili.

Prima di Andreoli, un altro grande (tra i tanti) aveva trattato il tema della relazione nei termini della fragilità: Antoine de Saint-Exupéry; ne “Il Piccolo Principe”, infatti, il dialogo con la Volpe, mette proprio in evidenza come le relazioni siano qualcosa che ha a che fare con la fragilità della nostra natura, capaci anche di fare soffrire; le relazioni si costruiscono giorno dopo giorno, un mattoncino sopra l’altro. E ogni tanto, inevitabilmente, qualcuno di essi cede.
Proprio la lettura (e rilettura) di questo testo può aiutarci a capire meglio l’importanza della fragilità, intesa non come debolezza ma come consapevolezza.

nelle Marche sono già inutilizzabili Le casette dei terremotati date a luglio

Gli sfollati di Visso (Macerata) costretti all’ennesimo trasloco. Gli edifici erano stati consegnati soltanto a luglio

IL CASO

Un anno e nove mesi di notti in camper a Visso. Con la neve, i temporali, l’afa, i teli di plastica per provare a creare un po’ di calore in inverno e il caldo impossibile da sconfiggere in estate. Una lunghissima e difficile attesa fino al 29 luglio, quando anche Tullio Belli e la moglie Maria erano entrati nella loro Sae, la Soluzione abitativa di emergenza consegnata oltre ogni peggiore previsione, ultimi fra gli ultimi.     «È vero, la nostra area è stata l’ultima a completare le casette … continua

AMARSI, QUANDO HANNO DEI FIGLI

Amarsi, quando si hanno dei figli, è fatica. La fatica quotidiana di continuare a riconoscersi dietro la stanchezza, la fretta, l’estenuante elenco di io devo e tu devi. La fatica di prendersi cura dell’altro mentre, insieme, ci si occupa di qualcuno che dipende da entrambi.

L’amore, per chi ha dei figli, è appartenenza. L’alchimia perfetta dei propri tratti mescolati a quelli dell’altro, le abitudini quotidiane che si fanno liturgia e tradizione. La memoria comune che si costruisce giorno per giorno.

È desiderio. La passione che scalpita, trattenuta dalle briglie della stanchezza e delle priorità. Che freme, che si alimenta di fantasia e fantasie. È un’attesa calda e paziente, come una promessa da mantenere a tutti i costi.

L’amore, quando si hanno figli, è nostalgia. Per ciò che si è stati e mai più si tornerà ad essere, per la leggerezza perduta, per il tempo dolcissimo in cui il mondo era un affare di coppia, e il futuro una pagina ancora da scrivere.

È un viaggio di curve e rettilinei, discese vertiginose e risalite che spezzano il fiato. Prati verdi in cui fermarsi a riposare, passeggiate mano nella mano, inseguimenti e fughe.

È la curiosità di immaginarsi nuovi e diversi, al di là dei figli e oltre i figli. La voglia di tornare solo in due almeno una volta ogni tanto.

È anche sicurezza, l’amore di chi ha generato dei figli. Quella di ritrovarsi famiglia anche quando, presto o tardi, il nido sarà di nuovo vuoto. Ma allo stesso tempo è paura, è il timore di non farcela, di non resistere, di perdersi per sempre, annegati nel mare immenso dell’essere genitori.

È condivisione, esclusiva. Di ricordi, responsabilità, di colpe e sbagli, conquiste e fallimenti. Un segreto per due, inspiegabile e imperituro. Anche oltre l’amore stesso.

È l’incontro di due infanzie che rivivono attraverso i figli, è scambio tra due memorie differenti, è scontro, qualche volta, in nome di quei figli e di quella diversità.

L’amore, quando si hanno dei figli, è imparare a tornare piccoli mentre si prova a diventare grandi. È costruire il futuro un’ora alla volta, passo a passo, salvarsi a vicenda tutti i giorni e affondarsi l’un l’altro, ogni tanto, per salvare se stessi. È ferirsi e perdonarsi e ferirsi ancora e ancora, in nome di un amore che forse è addirittura più grande.

Affacciarsi sull’orlo del precipizio, insieme, da soli.

Ischia. Don Gianfranco Del Neso diventerà padre, sospeso dal ministero sacerdotale

Ischia. Il vescovo ischitano Mons. Pietro Lagnese ha sospeso Don Gianfranco Del Neso dall’esercizio del ministero sacerdotale perché tra poche settimane diventerà padre di un bambino nato da una relazione sentimentale con una donna. Il sacerdote 45enne aveva ricevuto l’ordinazione il 27 giugno 2014 ed attualmente era amministratore parrocchiale a Lacco Ameno nella chiesa di “Maria SS. Madre della Chiesa”. E’ stato lo stesso sacerdote ad informare il vescovo della sua situazione ed oggi Mons. Lagnese in una nota diffusa al clero ed alla comunità parrocchiale. Nella nota si legge che “il Vescovo, fortemente addolorato per l’accaduto, ha riconosciuto l’onestà di Don Gianfranco nell’aver condiviso con lui la fatica nel rimanere federe all’impegno del celibato. Il sacerdote intende assumersi tutte le responsabilità connesse alla sua nuova situazione di vita che prevede l’arrivo di un figlio. Accogliendo con sofferenza tale notizia, il Clero e la comunità parrocchiale hanno espresso vicinanza al Vescovo e gli hanno chiesto di  manifestare gli stessi sentimenti al presbitero e ai suoi familiari che  vivono una prova certamente non facile”. Incredulità e stupore nella comunità dei fedeli ischitani che si sono dimostrati solidali con il sacerdote che da oggi comincerà la sua nuova vita.

Ischia. Don Gianfranco Del Neso diventerà padre, sospeso dal ministero sacerdotale