Sentimenti ribelli

Ridi sempre, ridi, fatti credere pazzo, ma mai triste.
Ridi anche se ti sta crollando il mondo addosso, continua a sorridere.
Ci son persone che vivono per il tuo sorriso e altre che rosicheranno quando capiranno di non essere riuscite a spegnerlo.
– Roberto Benigni –

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Erdogan LAPRESSE La Turchia si è presa la Pernigotti grazie all’aiuto dell’Unione europea

Erdogan LAPRESSE

Non è soltanto una questione di affezione al marchio, così come di empatia verso le 120 famiglie a cui a breve rischia di mancare la propria fonte di reddito. La paventata chiusura della fabbrica della Pernigotti è un affare che evidenzia la penalizzazione dell’Italia. Roma non sta soltanto, come oramai da 25 anni a questa parte, svendendo tutti i propri gioielli imprenditoriali, grandi o piccoli. Il caso dei cioccolatini della Pernigotti dimostra la costante penalizzazione del nostro paese e dei nostri prodotti operata dall’Unione Europea.

Da dove nasce il caso Pernigotti

Lo stabilimento dei gianduiotti e dei cioccolatini di Novi Ligure è un pezzo di storia del Piemonte ed uno dei tanti casi di successo della piccola e media impresa italiana. Paolo Pernigotti, figlio del fondatore di un’azienda che in origine era una semplice drogheria a Novi Ligure, nel 1927 intuisce le potenzialità del cioccolato piemontese per eccellenza ed è il primo a porre in essere una produzione industriale del prodotto. Da allora è una crescita continua, il marchio diventa tra i più famosi del Made in Italy. La fabbrica dà inoltre lavoro a centinaia di famiglie, a cui vanno aggiunti decine di lavoratori dell’indotto. Una storia di successo dunque, con il gianduiotto che viene esportato in tutto il mondo. Una storia però che purtroppo per eventi tragici non può continuare nel solco della tradizione di famiglia. Se infatti a Paolo Pernigotti succede il figlio Stefano, quest’ultimo nel 1980 vede entrambi i figli morire in un incidente stradale in Uruguay e rimane senza eredi. Così nel 1995 decide di vendere alla Averna.

La Pernigotti però rimane italiana, ma solo per un altro ventennio: nel 2013 la famiglia Averna vende tutto alla multinazionale turca Toksöz. Presagio di quanto di drammatico sta accadendo dal 6 novembre scorso, quando cioè l’azienda con sede ad Istanbul decide di portare in Turchia lo stabilimento senza però rinunciare al marchio. In poche parole, le etichette della Pernigotti dovrebbero ancora indicare gianduiotti e cioccolatini ma non più italiani. Tutto, secondo i piani della Toksöz, dovrebbe essere definitivamente prodotto in Turchia. Ed è qui che entrano in gioco i recenti provvedimenti europei ed i rapporti tra Bruxelles ed Ankara.

L’Ue chiude un occhio sulle tossine turche ed Erdogan ringrazia

Come spiega Carlo Cambi su La Verità, la mossa non del tutto inattesa della Toksöz viene facilitata dalla politica adottata dall’Unione europea in tema di alimenti ed agricoltura. Nel 2013 entra infatti in vigore il regolamento 274/2012, le cui norme vanno a disciplinare l’ingresso di prodotti alimentari nel territorio dell’Ue. Nel regolamento, tra le altre cose, si determina l’importazione di determinati prodotti alimentari da alcuni paesi terzi a causa del rischio di contaminazione da aflatossine. Ma, tra le norme, emerge anche un fatto che appare determinante per le future politiche comunitarie in tema alimentare: vengono ridotti i test sui prodotti importati da alcuni Paesi. In particolare, controlli meno stringenti e meno severi iniziano ad essere disposti per le nocciole turche. Ankara è il primo Paese produttore di nocciole, subito dietro vi è l’Italia. Appare palese il primo sgarbo a Roma: si favoriscono le nocciole anatoliche, a discapito di quelle italiane che pure per qualità risultano di gran lunga le migliori.

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Ma una decisione del genere pone un’azienda come la Toksöz nella condizione di considerare più remunerativo produrre ovviamente in Turchia, piuttosto che lasciare la fabbrica in Italia. Con controlli meno stringenti, è possibile portare in Europa le nocciole ed i prodotti da esse derivati senza grossi problemi. Ecco dunque da dove nasce la crisi che dal 6 novembre scorso tiene sotto scacco 120 famiglie dello storico stabilimento di Novi Ligure. Un vero e proprio favore fatto ad Erdogan che, a dispetto di una retorica politica europea che spesso lo condanna sul fronte del rispetto dei diritti umani, riceve da Bruxelles e non solo vantaggi ed onori quando di mezzo ci sono in ballo miliardi e commercio. E così l’Italia, oltre a rischiare di perdere un suo marchio storico, vede le proprie nocciole sprofondare nel confronto con quelle turche. Tutto questo poi grazie al “fuoco amico” europeo.

La politica Ue penalizza la salute

Se già di per sé è grave che un paese come l’Italia venga spogliato, anche grazie alle politiche comunitarie, delle proprie eccellenze, la situazione diventa ancora più inquietante sul fronte della salute. Le nocciole turche infatti sono tra le più tossiche al mondo. A dirlo sono diversi enti internazionali, ma in Italia da anni è la Coldiretti a lanciare l’allarme: le nocciole turche sono in compagnia delle arachidi cinesi, del peperoncino afgano, del pesce vietnamita e del riso birmano tra i prodotti agricoli d’importazione più pericolosi. Esse contengono una quantità importante di aflatossine, risultano molto cancerogene e ad un meticoloso controllo delle autorità sarebbero respinte dal territorio comunitario. Ma, come detto sopra, dal 2013 i test per i prodotti turchi sono molto più allentati.

“Lo scopo di Bruxelles è chiaro – scrive ancora Carlo Combi – fare entrare nel continente prodotti agricoli ed esportare tecnologia”. Ma questa strategia penalizza ovviamente l’Italia, principale produttore agricolo del continente. E, oltre a questo, mette in seria discussione il diritto alla salute favorendo l’ingresso di prodotti dalla dubbia qualità da paesi terzi. Non solo Pernigotti e salvaguardia di lavoro ed italianità: dietro questa storia c’è molto altro. C’è la miopia di Bruxelles, i favori concessi ad Erdogan ed il baratto ignobile tra commercio e diritto alla salute.

Scaricava in Italia rifiuti infettivi dei migranti”. Sequestrata la nave Ong

Indagati componenti di Msf: “Smaltiti 24mila kg di rifiuti”. Scaricati in 11 porti gli indumenti contaminati dei migranti

La nave Aquarius di Sos Mediterranée e di Medici Senza Frontiere è di nuovo nella bufera. E stavolta non per la destinazione finale dei migranti, ma per un’inchiesta della procura di Catania.

L’ennesima aperta dai procuratori siciliani ai danni delle Ong del Mediterraneo. Ma stavolta le contestazioni sono gravi: l’accusa è quella di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi e a rischio infettivo. Mica bazzecole.

Secondo i pm, Msf e due agenti marittimi avrebbero scaricato in maniera non differenziata scarti “speciali” nei porti italiani trattandoli come rifiuti urbani. L’operazione, chiamata “Borderless”, ha fatto scattare il sequestro preventivo dell’imbarcazione (che però al momento si trova a Marsiglia) e di 460mila euro, atti convalidati dal Gip di Catania. A finire nel registro degli indagati sono 24 persone su cui pende l’accusa di aver “sistematicamente condiviso, pianificato ed eseguito un progetto di illegale smaltimento di un ingente quantitativo di rifiuti pericolosi a rischio infettivo, sanitari e non, derivanti dalle attività di soccorso dei migranti a bordo della Vos Prudence e dell’Aquarius e conferiti in modo indifferenziato, unitamente ai rifiuti solidi urbani, in occasione di scali tecnici e sbarco dei migranti”. I fatti risalgono a due periodi: per quanto riguarda la Vos Prudence si va da marzo 2017 a luglio 2017; mentre per la Aquarius dal gennaio 2017 al maggio 2018.

Non si tratta di cosa di poco conto. Secondo la procura infatti la Ong avrebbe scaricato “indumenti contaminati indossati dagli extracomunicari“, ma anche scarti alimentari e rifiuti sanitari infettivi. Tutti oggetti che venivano utilizzati a bordo della Aquarius per assicurare l’assistenza medica ai migranti. Come fa sapere la procura di Catania nel corso delle indagini, sono state effettuate “intercettazioni telefoniche, telematiche, ambientali e video” ed è stata fatta “l’analisi di documentazione marittima, sanitaria e commerciale relativa ai citati sbarchi e gli scali tecnici delle navi Ong produttrici di rifiuti”.

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La Guardia di Finanza e la Polizia, coordinate dalla procura catanese, avrebbero accertato lo smaltimento illecito di qualcosa come 24mila kg di rifiuti in 44 diverse occasioni, 37 sbarchi dell’Aquarius e 7 della nave Vos Prudence. I porti coinvolti sono undici, tutti nel Sud Italia. Si va da Trapani a Messina, passando da Pozzallo Augusta e Catania per la Sicilia; Napoli e Salerno in Campania; Brinsisi in Puglia; e poi i porti calabresi di Vibo Valentia, Reggio Calabria e Corigliano Calabro. Secondo i pm, le operazione di smaltimento non corrette avrebbero procurato “un risparmio di costi per la Ong per un profitto parti a 460mila euro”.

Il tutto a possibile danno della salute pubblica. Come fa sapere la procura, infatti, gli operatori della Ong “smaltivano fraudolentemente, in modo indifferenziato” i rifiuti “eludendo i rigidi trattamenti imposti dalla loro natura infettiva, in ragione della quale gli stessi andavano classificati come pericolosi, sanitari e non, ad alto rischio infettivo”. Secondo l’accusa dalle indagini è emersa la “consapevolezza da parte degli indagati della pericolosità degli indumenti indossati dai migranti, in quanto fonte di trasmissione di virus o agenti patogeni contratti durante il viaggio, come emergeva tra l’altro anche dai S.A.R. Report Rescues in relazione alle condizioni sanitarie dei migranti assistiti a bordo dell’Aquarius, dove si segnalano frequenti casi di scabbia, Hiv, infezioni del tratto respiratorio quali tubercolosi, meningite”.

L’indagine è di quelle che può riportare nell’occhio del ciclone le Ong messe ormai all’angolo dalla politica dei porti chiusi imposta dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Ed è proprio il leader della Lega il primo a commentare l’operazione dei pm di Catania: “Ho fatto bene a bloccare le navi delle Ong – dice – ho fermato non solo il traffico di immigrati ma da quanto emerge anche quello di rifiuti”.

Piano di Sorrento e Sant’Agnello senza acqua a causa di un guasto in Via Madonna di Roselle “Disagi da terzo mondo” , la situazione

Piano di Sorrento. Dal pomeriggio di oggi gli operai della Gori stanno lavorando per un guasto ad una condotta dell’acqua in via Madonna di Roselle. Il guasto sta causando forti disagi al traffico ma ha portato anche, questa sera, all’interruzione improvvisa dell’erogazione idrica in molte zone del paese con notevoli disagi per la cittadinanza. Il sindaco di Piano di Sorrento, Vincenzo Iaccarino, sta seguendo in prima persona i lavori. Ancora non si hanno notizie sui tempi necessari per ripristinare il servizio ma si spera entro breve termine.

Arrivano centinaia di telefonate nella redazione di Positanonews Penisola Sorrentina. La mancanza d’acqua è estesa, al Bar Marianiello in Piazza Cota hanno dovuto interrompere il servizio ai clienti all’improvviso, gli altri locali non hanno potuto fare le pulizie. La situazione è estesa anche a Sant’Agnello,  anche al bar Due Pini in Piazza della Repubblica pure hanno dovuto interrompere il servizio. Disagi nelle case, chi si doveva far la doccia dopo cena e domani mattina deve andare a lavorare. Abbiamo ascoltato anche una mamma che non sa come fare: “Sono disagi da terzo mondo – ci dice la donna – ho i bimbi che piangono e sono da sola”.

“I lavori c’erano da oggi pomeriggio – dicono altri di Cassano – ci sono stati pure i vigili che hanno transennato, non potevano avvisare prima?”. Al momento non è arrivata alcuna comunicazione a Positanonews sul ripristino dell’acqua, per due comuni una notte da incubo.  Abbiamo chiesto al sindaco Vincenzo Iaccarino di avvisarci per poter dare informazioni in tempo reale, la strada era stata fra l’altro sistemata da poco dal Comune. “Chiederemo di risistemarla ed asfaltarla”, dice il sindaco . Intanto è il secondo caso a Piano di Sorrento, dopo Via Gennaro Maresca, ed il quarto in Penisola sorrentina, comprendendo pure Viale dei Pini, ma anche Viale degli Aranci. Ovviamente domani si vivrà ancora una giornata di traffico caotico. Consigliamo prudenzialmente per chi vuole raggiungere Massa Lubrense di andare per Sant’Agata.

All’una faremo un ulteriore aggiornamento.

E’ morto Carlo Giuffrè, addio all’ultimo interprete di De Filippo. Diceva: “A casa barcollo e mi ingobbisco. A teatro guarisco” di F. Q.

Il gigante del teatro italiano avrebbe compiuto 90 anni fra un mese. Storico il suo lavoro in coppia col fratello Aldo, con il quale è stato uno degli eredi del teatro di Eduardo. Ma il suo volto è diventato noto al grande pubblico anche grazie agli sceneggiati tv e ai film al cinema. L’ultimo, con Salemme nel 2016

Da attore e regista era uno degli interpreti più autentici del teatro di Eduardo De Filippo, che ha continuato a mettere in scena fino agli ultimi anni. Da uomo di spettacolo, gigante del palcoscenico, non aveva problemi a parlare senza particolari prudenze. ilfatto.it, una volta, disse per esempio che Roberto Benigni – che l’aveva voluto nella parte di Geppetto nel suo Pinocchio – tagliò intere scene perché l’unico suo obiettivo era mettere in evidenza la moglie. Oggi Carlo Giuffrè è morto: avrebbe compiuto 90 anni fra un mese, essendo nato il 3 dicembre 1928. Molti se lo ricorderanno anche perché per lunga parte della sua carriera fece coppia in scena con il fratello Aldo, di 4 anni più grande, scomparso nel 2010.

Con lui, dopo il diploma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, iniziò a lavorare con il fratello nel 1947. E insieme, due anni dopo, debuttarono proprio con Eduardo, interpretando la maggior parte delle commedie napoletane dell’autore: da Napoli milionaria (di cui fu protagonista anche al cinema nel 1950) al monumento Natale in casa Cupiello, da Le voci di dentro a Non ti pago. Ma la carriera di Giuffré si è allargata alla televisione, agli sceneggiati (Tom Jones del 1960 e I Giacobini nel 1962) fino al Festival di Sanremo che presentò nel 1971. A teatro l’ultimo lavoro fu tre anni fa La lista di Schindler (adattamento del film di Spielberg), mentre al cinema l’ultima apparizione è stata in Se mi lasci non vale di Vincenzo Salemme del 2016. Nel 2007 era stato insignito del titolo di Grande Ufficiale dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Se non ci fosse stato il teatro, non avrei saputo fare altro – disse a ilfatto.it – Il teatro è tutta la mia vita. Pensate che a casa barcollo, m’ingobbisco, mi annoio, ma in teatro ritrovo il passo. E’ un’altra storia. In scena si guarisce. E poi sapete che vi dico: gli attori vivono più a lungo, perché vivendo anche le vite degli altri, le aggiungono alle loro”.

Maltempo, in arrivo il freddo artico: nel weekend temperature giù anche di 15 gradi

Maltempo, in arrivo il freddo artico: nel weekend temperature giù anche di 15 gradi

Le zone più colpite saranno le regioni adriatiche, parte del Meridione e le aree interne tirreniche

È arrivato il momento di fare il cambio di stagione e di tirare fuori dall’armadio cappotti, sciarpe e cappelli. Il caldo eccezionale di questo ottobre sta per interrompersi bruscamente, colpa di una gelida “colata” artica che nel fine settimana tra sabato 20 e domenica 21 ottobre scenderà verso l’Italia e i Balcani con masse d’aria sino a meno 35/37 gradi a 5.000 metri circa, meno 18/20 gradi a 3.000 metri e meno 12/15 gradi a 1.500 metri, colpendo in particolar modo le Alpi estere, i Balcani, le regioni adriatiche, parte del Meridione e le aree interne tirreniche. Ci sarà un tracollo termico anche superiore ai 15° gradi rispetto ai giorni scorsi.

METEO – TRAFFICO IN TEMPO REALE

Prevale ancora l’alta pressione sullo scacchiere europeo, interrotta solo saltuariamente da flussi molto instabili in discesa dal Nord Atlantico, flussi responsabili finora di brevi e intense fasi di maltempo. “Ma già dalla serata di domenica 21 – secondo le previsioni de IlMeteo.it – qualcosa potrebbe iniziare a cambiare. Un vortice ciclonico in arrivo dall’Europa Orientale è pronto a fare il suo ingresso a partire dai settori adriatici. Tale bassa pressione, sospinta da freddi venti di tramontana, sarà responsabile di un’intensa fase di maltempo tra lunedì 22 e martedì 23 in particolare al Sud, dove sono attesi forti temporali tra Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Più ai margini il resto del Paese anche se già si avvertirà un notevole calo delle temperature con il primo vero freddo pronto ad investire tutta la penisola. Attese minime sotto i 5°C sulle pianure del Nord e zone interne del Centro”.

Questo non sarà altro che una sorta di antipasto di un nuovo cambio di circolazione. C’è l’ipotesi di un’imponente depressione di origine artica in discesa direttamente dalla Scandinavia verso il Mediterraneo: dalla giornata di giovedì 24 Ottobre essa è pronta a colpire anche l’Italia e saranno le regioni del Centro-Sud ad essere nuovamente favorite per forti rovesci, anche a carattere temporalesco. Il Nord, invece, non vedrebbe precipitazioni di rilievo, in quanto la depressione si isolerebbe poi sul Mar Tirreno, proseguendo la sua corsa verso sud-est